A differenza di qualsiasi altro animale del mondo, l’uomo non accentua soltanto il sentimento di amore che l’appassionato studioso nutre nei suoi confronti, ma accresce in lui anche una forma d’odio ancestrale, tanto antico da colpire al cuore, alla gola.
Ci si avvicina allo studio dell’uomo con la concezione che esso sia una macchina biologica perfetta, poi, piano piano viene alla luce la sua propria limitatezza. Sapevate, ad esempio, che nessun bravo ingegnere del nostro tempo progetterebbe la colonna vertebrale come quella che ogni giorno ci sostiene? Oppure che gli uccelli vedono molti più colori di noi? E potrei andare avanti per molto.
La consapevolezza di questi limiti, strappano la nostra specie dalla piccola scatola di carta che s’è costruita nei millenni e la inseriscono in un contesto meraviglioso e straordinario, quello della natura.
E cosa sono i nostri millenni in confronto ai suoi miliardi di miliardi di anni? Quanto risultiamo infinitamente effimeri e ridicoli, al confronto? Proprio per questo esiste quella scatola di carta, l’uomo rifugge dalla consapevolezza della propria nullità.
Lo studioso prosegue però il suo studio, perché crede che questa caratteristica sia solo una maschera, al di sotto della quale vi sarà la vera grandiosità della specie umana.
Scopre il cervello, si tuffa nei suoi intellegibili misteri.
E scopre la grandiosità di tutto ciò che ci accomuna gli uni agli altri, proprio come un cervo è simile a un altro cervo. Viene a sapere che le lingue del mondo, quelle che sono universalmente conosciute come un prodotto delle diverse culture ed etnie, sono invece originate da un unico concetto iscritto nel nostro patrimonio genetico.
La sua mente s’illumina di cosi tante novità che improvvisamente lo studioso getta gli occhiali per terra, li calpesta e torna a casa.
Abbraccia le persone che Ama, le raccoglie intorno al fuoco e le protegge come mai prima. Questo perché quell’odio ancetrale è nato in lui come una sorgente d’acqua limpida sgorga da una roccia.
Nella sua spasmodica ricerca di una logica nel creato si è imbattuto nella definitiva illogicità dei rapporti umani. Nella tendenza ad allontanarsi gli uni dagli altri.
Ha capito che la scatola bianca ne è la causa scatenante, la nostra maledizione: essa è, infatti, vuota, isola l’uomo in un universo infinito e piatto. Per questa ragione, non vedendo altro che bianco, ogni essere umano si sente stretto in sé stesso, e allontana i suoi simili per crearsi spazio, rifiutando al tempo stesso gli sterminati prati verdi della natura al di fuori.
Lo studioso allora ritaglia una finestrella, mostrando a coloro che gli sono accanto l’esterno della scatola. E inizia ad Amare con ancora più passione.